È una donna forte Antonella, dalla fede incrollabile.
«Io non posso provare odio per una persona, è un sentimento che non mi appartiene. Non potrei mai augurare il male a qualcuno. Eppure, è evidente che l’assassino di mio figlio non si è mai pentito, non si è mai scusato».
Ogni parola è misurata, espressa con determinazione, ma senza clamore. Potremmo ascoltarla per ore. Familiari e amici hanno creato l’associazione di promozione sociale Ciro Vive.
«Per noi Ciro Vive non è solo uno slogan, è una pratica. È ciò che facciamo quotidianamente. Con i volontari dell’associazione abbiamo messo in piedi moltissime iniziative per i ragazzi del quartiere. Ciro vive ogni giorno in tutte le attività in cui siamo impegnati a costruire un futuro migliore per i giovani».
Entrare in questa casa, parlare con la famiglia di Ciro è un’esperienza umana enorme che ci resterà attaccata addosso per sempre.
Ciro resta una ferita ancora aperta che l’Italia non vuole suturare, su cui vorrebbe calasse l’oblio. E invece, ogni giorno, nel suo quartiere e nella sua curva, c’è chi ne tiene in vita il ricordo e i sogni.
«La voce di mia mamma è la voce di Ciro» ci dice Pasquale quando ci salutiamo.
È vero, lo è senz’altro, ma non solo. Mentre andiamo a recuperare le macchine parcheggiate, ci viene da pensare che se Partenope stessa avesse una voce, sarebbe quella di Antonella.
Ciro Vive, sempre.