Da un portierone all’altro: Cavanna o’ Giaguaro e Sentimenti II

Nell’album dei ricordi di ogni squadra che si rispetti, un posto d’onore va riservato a chi ha rivestito il ruolo di portiere, ultimo baluardo quando tutte le altre difese sono saltate. In quello del Napoli, la prima pagina è senz’altro occupata da Giuseppe Cavanna. Proveniente dal prospero vivaio vercellese, Cavanna – che per le sue portentose parate si guadagnò il soprannome di o’ Giaguaro – fu estremo difensore azzurro dalla stagione 1929/1930 (la prima della Serie A) a quella 1934/1935. Era zio del grande Silvio Piola il quale, ancora ragazzetto (non aveva ancora 18 anni), ebbe la sfacciataggine di rifilargli una tripletta con la maglia della Pro Vercelli in una scoppiettante sfida del campionato 1930/1931, vinta 6-3 dai piemontesi.

Negli anni gloriosi di Garbutt, fu chiamato in Nazionale A, come riserva di Combi (fu l’unico azzurro che partecipò ai vittoriosi mondiali del 1934), collezionando sei presenze nella Nazionale B. Nel 1932 aprì il bar “Torrefazione azzurra” che, insieme al Bar Pippone, costituì il principale punto di ritrovo dei tifosi del Napoli nel periodo a cavallo tra le due guerre (si trovava all’angolo tra via Medina e via Sanfelice, ma l’edificio dove si trovava fu demolito durante il Risanamento). Ulteriore nota di merito: averle suonate al sig. Capuozzo, caposquadra del reparto permanente della 138esima legione della milizia fascista, durante un litigio con un consigliere del club. Quella testa calda di Cavanna passerà una notte a Poggioreale, Capuozzo se la caverà con 10 giorni di prognosi.

Dopo una breve reggenza di Vittorio Mosele, portiere coraggioso ma con una spiccata propensione all’errore (leggi: sanguinose uscite “a farfalla”), il testimone passò ad Arnaldo Sentimenti. Secondo di cinque fratelli, tutti calciatori (gli altri si chiamavano Ennio, Vittorio, Lucidio e Primo; per non farsi mancare nulla, pure il cugino Lino fu calciatore), veniva chiamato – in ossequio al costume dell’epoca – Sentimenti II. I fan degli Squallor ricorderanno il noto verso di Gatto vasellina che “celebra” – in qualche modo – questa dinastia di calciatori (“Il terzo, che era del figlio primo di letto secondo del padre quarto detto anche Sentimenti primo”). Acquistato nell’estate del ’34 dall’Urbino, Arnaldo fu portiere titolare del Napoli dalla stagione 1937/1938 a quella 1947/1948. Fu un pararigori eccezionale. Tra le sue “vittime”, gente del calibro di Silvio Piola e Giuseppe Meazza. Nella stagione 1941/1942 parò nove (!!) rigori di seguito. Ad interrompere la striscia positiva, per uno di quegli scherzi del destino che rendono la storia del calcio un grande romanzo collettivo, fu il fratello Lucidio (a.k.a. Sentimenti IV). Era un Napoli-Modena e gli azzurri conducevano per 2-0. L’arbitro fischia un rigore a favore degli ospiti, ma tra i modenesi nessuno si fa avanti. Ne avevano sbagliati almeno cinque di seguito e nessuno voleva prendersi la responsabilità, soprattutto contro Sentimenti II. Proprio mentre il direttore di gara iniziava a stizzirsi, Lucidio – che di mestiere faceva il portiere – prende la palla e si dirige verso il dischetto. Insomma, quel rigore diventò un affare di famiglia, oltre che un’inusuale sfida ravvicinata tra numeri 1. Il giovane Lucidio – forte dell’audacia dei suoi vent’anni – segnò, interrompendo l’incredibile striscia positiva del fratello Arnaldo. Il Napoli vinse lo stesso, quindi a noi va bene così.

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