Al giorno d’oggi, si sa, essere definito “pippone” non è una gran bella cosa per un calciatore. Ma negli anni ’20, almeno a Napoli, il lemma “pippone” indicava semplicemente un grosso naso. Ed era esattamente quello che si trovava in mezzo al volto il buon Paulo Innocenti, brasiliano (successivamente naturalizzato italiano), primo capitano del Napoli e primo marcatore degli azzurri in Divisione nazionale (gol del momentaneo pareggio contro il Genoa alla terza di campionato: manco a dirlo, la partita finirà 4-1 per i rossoblù).
Inserito nella lista dei trasferimenti gratuiti dal Bologna, Innocenti desiderò fortemente la destinazione partenopea. Pare che, dopo aver firmato con la Pistoiese, avesse simulato un infortunio per potersi svincolare e raggiungere il Napoli, dal quale aveva ricevuto una tardiva offerta di ingaggio. Giocò con gli azzurri più di 200 partite come fullback (oggi diremmo difensore centrale), realizzando in tutto 6 reti. Negli anni ’30, disputò – insieme a diversi suoi compagni di squadra (tra gli altri, Cavanna, Mihalic, Vojak, Sallustro) – alcune amichevoli in formazioni minori della Nazionale italiana (Italia B, Italia Centro-Sud). Lasciò il calcio giocato nel 1937, ma restò legato al sodalizio partenopeo diventando persona di fiducia di Achille Lauro. Allenò il Napoli in Serie B nella stagione 1942-1943, subentrando peraltro ad Antonio Vojak. Rimase in città tutta la vita, aprendo un elegante Bar Coloniali in via Santa Brigida. Il nome? Bar Pippone, ça va sans dire.

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