Michelangelo Beato

Ripercorrendo le vicende del Napoli non è raro imbattersi in figure mitologiche che, pur avendo poco a che fare con il calcio giocato, hanno indiscutibilmente avuto un peso notevole nelle dinamiche dello spogliatoio azzurro. Gli esempi del massaggiatore Carmando e del magazziniere Starace sono quelli più freschi nella memoria. Ma qualche parola va detta su un altro, storico massaggiatore: Michelangelo Beato.

Leggenda vuole che avesse iniziato a frequentare l’ambiente dello stadio sul finire degli anni ’20, come uomo-sandwich. Il suo ruolo, in particolare, sarebbe stato quello di comunicare al pubblico il nome dell’arbitro designato, indossando un grosso cartello. Divenne successivamente massaggiatore del Napoli di Garbutt, rivestendo questo ruolo per quasi 40 anni. Se scorrete le foto in posa degli azzurri negli anni ’50, lo riconoscerete facilmente: è l’uomo calvo che non ha né il fisico né l’età dell’atleta.

Aveva, però, delle mani d’acciaio, con cui ha rimesso in sesto generazioni di calciatori. Beato, a quanto pare, operava in modo selettivo. Zontini racconta che i più giovani non potevano osare chiedere i suoi servigi, pena essere “secutati” dal grintoso massaggiatore. Ma anche con i più anziani dosava le sue prestazioni. A distanza di anni, Nereo Rocco si lamentò scherzosamente del fatto che “quel mona di Beato” gli massaggiasse solo la gamba sinistra in quanto la destra gli serviva solo per camminare. La lunga esperienza di Michelangelo Beato al Napoli costituisce, inevitabilmente, una miniera di aneddoti. Forse il più gustoso è quello riportato, sempre da Zontini, in relazione alla vigilia di JuventusNapoli del 5 marzo 1933. È ancora la gloriosa epoca di Garbutt e il Napoli veniva da un filotto positivo di tre vittorie. La gara in trasferta era proibitiva (la Juventus avrebbe poi vinto il campionato), ma la più grande fonte di preoccupazione per il Mister alloggiava nell’albergo dove i calciatori riposavano prima della partita. In quei giorni l’Hotel Sitea ospitava infatti la compagnia di Macario – citiamo testualmente – “con tutto quel ben di dio di ballerine e soubrette che andavano e venivano per i corridoi dell’albergo”. Il rischio che gli atleti si distraessero era enorme. Ebbene Garbutt incaricò Beato di assicurarsi che nessuno dei calciatori trascorresse la notte… nella stanza sbagliata prima di una partita così importante. Michelangelo fece diligentemente il suo dovere (fu forse in quell’occasione si guadagnò il soprannome di “suocera”). Lo stesso non si può dire dei calciatori, visto che alla fine perdemmo comunque 3-0.

Lascia un commento