Il calcio arriva a Napoli dal mare, non grazie alla sirena Partenope ma ai marinai inglesi che giocano nel fango del Mandracchio, il molo piccolo vicino all’Immacolatella. È un’immagine che racconta una città che accoglie, osserva, imita, e poi trasforma. Il calcio, arrivato da fuori, trova qui un’altra cadenza. Cambia il ritmo, cambia il modo di stare in campo, cambia perfino il modo di parlarne.
Napoli, in queste pagine, appare come un luogo dove le cose non seguono una traiettoria lineare. Gli stessi autori lo suggeriscono con una frase che ritorna come un mantra: all’ombra del Vesuvio gli eventi prendono spesso direzioni impreviste. Questo andamento si riflette nella storia della squadra, fatta di slanci improvvisi e arresti bruschi, entusiasmi collettivi e delusioni altrettanto condivise.
Questo libro lo regalerò a mio padre perché è un racconto da condividere, sia con i più anziani, i quali ricordano, sia con i più giovani affinché sappiano. È un manuale di storia, in qualche modo, la storia di un secolo attraverso quella di una squadra, che viene fondata nel 1926, in epoca fascista, e che attraversa come Forrest Gump, di corsa anche se con diversi intoppi, tutti i momenti topici della nostra città, del nostro Paese. L’ascesa della dittatura, la guerra, la Liberazione con le quattro giornate del ’43, lo stadio bombardato, ricostruito, ampliato, il dopoguerra, il boom degli anni Sessanta… Le figure che vengono fuori da queste pagine non sono mai isolate. Portano con sé un contesto, un clima, una serie di aspettative. Allenatori, presidenti, giocatori: alcuni restano poco, altri segnano un passaggio più lungo. Tutti contribuiscono a una narrazione che non si interrompe. E ogni episodio, ogni campionato, ogni giocatore, allenatore, proprietario divengono, come in un racconto di Osvaldo Soriano, degli eroi maggiori o minori di questa profana rappresentazione, di questa messa laica celebrata ogni domenica (anche se adesso ogni giorno è buono) da cento anni a questa parte.